Di piccoli paesi e variopinti paesaggi sonori
Le recensioni di "Il villaggio Montecatini" e "Signal Hill"
Ciao Orecchiabilinə,
Torniamo da voi con grandissimo entusiasmo per i due lavori che vi presentiamo. Chiara vi porta a spasso tra famiglie di minatori marchigiani e la storia di un pezzetto della sua regione con Il Villaggio Montecatini, mentre Giacomo continua il suo viaggio nel mondo delle antologie sonore con Signal Hill, un magazine audio zeppo di belle sorprese.
Pronti, partenza, play!
Il villaggio Montecatini (1954–2024), Cumbre | Altre Frequenze - Cristalli nella Nebbia 🇮🇹
Come forse lə Orecchiabilinə di lunga data, o più attentə sanno, dopo anni vissuti a Berlino, sono tornata ormai da tre anni a vivere nelle Marche nella mia città natale, posto in cui ero stata sempre fermamente convinta non ci avrei più rimesso piede. E invece mi ritrovo all’improvviso a riscoprire le montagnette che mi circondano, a fare attenzione al paesaggio e a cercare di capire più a fondo la storia del tessuto sociale di queste famose aree interne. È la continuazione di un percorso iniziato anni fa, come socia di un’associazione, Borgofuturo, che è da sempre molto sensibile a queste tematiche. È proprio grazie a Nicola, uno dei ragazzi dell’associazione, che ho scoperto dell’esistenza di questo podcast.
Cabernardi è un paese che si trova vicinissimo a dove vivo. Nel mio immaginario non è mai stato nient’altro che un piccolo borgo agricolo di montagna, uno dei tanti che si trovano in questa zona. Colpevolmente, non avevo la benché minima idea che lì sotto si trovasse un tempo una delle più grandi miniere di Zolfo d’Europa, né che la sua chiusura avesse cambiato radicalmente la vita di centinaia di famiglie.
Il villaggio Montecatini racconta proprio la storia di queste famiglie, una comunità marchigiana che, dopo la chiusura delle miniere è stata costretta a trasferirsi a Pontelagoscuro, a Ferrara, negli anni cinquanta. Un trasferimento, che, come spesso accade, era stato tutt’altro che indolore, tra nostalgia per quel che si è lasciato e difficoltà di integrazione dove si arriva. In cinque puntate si alternano, senza un narratore, le voci e le testimonianze di chi ha qualcosa da raccontare su questo villaggio: dai nipoti di terza generazione a chi era piccolo quando è stato messo in piedi il villaggio. Villaggio che, tra l’altro, era stato costruito sopra le macerie di un paese interamente bombardato durante la seconda guerra mondiale. Questo podcast diventa così un preziosissimo documentario sonoro di memoria collettiva e indagine sociale, in cui si percepisce sotto la superficie il profondo lavoro di ricerca antropologica condotto da cinque studentesse dell’Università di Ferrara, autrici del podcast. Ogni episodio intreccia voci, ricordi, suoni ambientali e storie che passano da un’epoca all’altra con estrema naturalezza per le orecchie.
Il risultato è un affresco intimo, ricco della consapevolezza sociale di una comunità che cambia ma che conserva, in altre forme, il suo ruolo di raccoglitore di marginalità: se un tempo a Pontelagoscuro le famiglie marchigiane si sentivano isolate rispetto al contesto che le circondava, ora la stessa sorte sembra toccare a una folta comunità di immigrati che abita il paese. Specchi di una contemporaneità che sembra non aver imparato molto dal passato.
🎧 Consigli di ascolto: è un lavoro fatto con cura, pazienza e rispetto e ci dice molto di chi siamo ed eravamo quando parliamo di periferie, di migrazioni, di aree interne, di comunità marginalizzate.
🧁 Bonus: un video trovato su YouTube di com’erano le case negli anni settanta
- Chiara
Signal Hill, indipendente 🇺🇸
Saranno le orecchie consumate, la calvizie incipiente oppure il cervello reso pappa a furia di video di chihuahua arrabbiati, ma negli ultimi tempi mi sono reso conto che faccio sempre più fatica ad ascoltare podcast a episodi. Certo, la qualità generale è in picchiata e si tira a far show di ventordici puntate l’uno per recuperare con la quantità i sempre più ridicoli prezzi per puntata pagati agli autori. Però, ecco, che noia. Ma sto divagando. Mi sto perdendo in un’invettiva da anziano malmostoso, quale mi accingo ad essere. Torniamo sui binari previsti da questa introduzione. Dicevamo: che noia le puntate. E quindi: evviva i podcast antologici.
Evviva anche Signal Hill ed evviva la descrizione che ne dà chi lo gestisce. Cito: «Pubblichiamo documentari audio di ogni genere: reportage, saggi, cortometraggi, profili, dispacci, recensioni e altre cose a cui non abbiamo ancora trovato un nome». Che gioia! Spulciare il feed di questo magazine audio è un po’ come andare in una piccola libreria e perdersi tra la luce soffusa dei suoi scaffali alla ricerca di quel lavoro che darà il via alla tua prossima fortissima cotta autoriale.
La bellezza di questo tipo di podcast antologico è che dentro ci si trova di tutto un po’. Ci sono lavori da quindici minuti e altri da settanta. C’è chi è un autore radiofonico e chi arriva da mondi altri. Si parla della storia del cotone egiziano, di serissimi bambini dediti alla ricerca scientifica sulle farfalle, di yoga e genitori, delle chiare connessioni tra le lumache e il “long COVID”. Insomma, una variopinta tappezzeria di storie e voci, il cui unico punto in comune è la qualità della produzione, sempre molto gentile e attenta ai bisogni dell’ascoltatore, con episodi che stanno a metà tra l’impegnato audio documentario europeo e il più digeribile stile della radio pubblica americana. Che volere di più?
Ascoltare Signal Hill è un piccolo regalo che ci si può fare alla fine di una lunga giornata, stiracchiandosi sul divano con tisana e copertina e lasciando a chi ha curato la selezione di questo piccolo gioiellino il compito di portarci lontano dalla nostra vita quotidiana.
🎧 Consigli di ascolto: ho adorato Desperado di Neena Pathak e The Snail di Andrew Leland. Non vi dico altro, perché se no vi rovino la gioia dell’ascolto.
- Giacomo
⏭ Orecchie a 2x:
Nel mondo dei podcast accadono cose un po’ in continuazione e non sempre riusciamo, per motivi di spazio, tempo o (addirittura) linea editoriale, a segnalarvi tutto quello che vorremmo. Quindi eccovi un po’ di notizie fresche fresche in poche comode parole:
Il 30 novembre, le fantastiche Wundertruppe passano da Genova per presentare il loro lavoro nell’ambito di un progettino curato da Giacomo. Passate a fare un saluto.
Sempre a Genova è nato Senza Copertina un nuovo video podcast a tema letterario fatto con grande amore. Sapete quanto siamo allergici al genere, quindi prendete questa segnalazione come un piccolo endorsement per un lavoro fatto bene.
Una piccola precisazione, che facciamo grazie alla segnalazione di unə Orecchiabilinə attentə: nella recensione de La sindrome di Baj abbiamo scritto che Pinelli si è buttato da un palazzo - ma in realtà è stato buttato e questo fa decisamente una gran differenza! Ci scusiamo per l’errore!
Bene, anche per oggi è tutto. Ora, srotolate i fili delle cuffiette e iniziate ad ascoltare! Sentiamoci su Instagram e se vi va, condividete questa newsletter con qualcuno che pensate possa apprezzarla.
Chiara & Giacomo




Incredibile "Signal Hill" vero? La prima uscita mi ha lascito senza fiato nell'ascolto! Anche la seconda, molto bella. Mi ricorda tanto i migliori episodi di "The 11".