Transumanza e maternità
Le recensioni di “Trame” e “Creation Myth”
Ciao Orecchiabilinə,
quest’oggi torniamo nelle vostre caselle di posta con due suggerimenti che hanno in qualche modo a che fare con migrazioni, pascoli e maternità. Chiara vi porta con sé a scoprire l’importanza della transumanze appenniniche con Trame, mentre Giacomo vi sottopone ingarbugliate riflessioni sulla maternità con un sottofondo di rom-com dal gusto belga-statunitense, con Creation Myth.
In chiusura un paio di notizie belle dal mondo dell’audio breve.
Pronti, partenza, play!
Trame, Bindi/Stazi/Palombini, Tre Soldi/Rai Radio 3🇮🇹
Trame è un audio documentario in due parti nato come parte di T.R.A.M.E., un progetto che lavora alla costruzione di un Ecomuseo delle Transumanze Appenniniche tra Puglia e Molise: un’origine istituzionale del racconto che, nel bene e nel male, si sente. Le interviste raccolte sul campo da Bindi rappresentano una collezione di voci di giovani e anziani che ancora praticano la transumanza lungo i tratturi dell’Appennino centro-meridionale, tra Abruzzo, Molise e Puglia, custodendone, più o meno consapevolmente, la memoria. Per chi, come la sottoscritta, avesse la benché minima idea di cosa sto parlando, un tratturo è un’ampia pista naturale ed erbosa, una sorta di autostrada verde che collega i paesi tra i boschi dell’Appennino, utilizzata per le migrazioni stagionali di greggi, mandrie e pastori: la transumanza.
Quello che emerge dal racconto di Bindi mentre intervista pastori e allevatori di vacche podoliche, non è nostalgia, o almeno non solo: è la precisa realizzazione che perdere la pastorizia non significa solo perdere un mestiere, ma perdere un paesaggio culturale, ancora prima che ambientale. I tratturi non sono solo percorsi, sono infrastrutture di cura del territorio e chi li percorre, ancora oggi ne è custode e guardiano. «Se vieni quassù, a parte noi non c’è nessuno», dice un pastore al microfono.
Il sound design e le musiche originali di Stazi e Gianluigi Gallo non riempiono il silenzio ma lo abitano e i campanacci, il vento tra le foglie, i passi dei pastori e i versi degli animali non sono decorativi ma aiutano a percepire quel senso di lentezza del camminare, del ruminare. A voler trovare qualcosa che può lasciare leggermente insoddisfatti, come scrivevo in apertura, è l’origine istituzionale del progetto che in certi passaggi si avverte con osservazioni che risultano a tratti didascaliche e con voci degli intervistati che a volte sembrano più testimonianze da raccogliere che persone da ascoltare, accorciando il sottile confine tra documentario e archivio orale.
Resta però, ascoltandolo, una domanda che Trame sa piantare bene nelle orecchie: cosa sarebbe un mondo senza agnelli, senza latte, senza lana? Come apparirebbero dalle finestre degli hotel e dei B&B i paesaggi appenninici senza la “pulizia” della transumanza? Non è una domanda retorica, è una domanda che aspetta risposta e se qualcosa non cambia, presto l’avrà.
Chiara
Creation Myth, CBC 🇺🇸/🇨🇦
Qualche mese fa ho compiuto i temutissimi quarant’anni e a me e alle persone che mi stanno intorno sono successe un sacco di cose, a volte bellissime, a volte bruttissime. È anche grazie a questo che ho messo a fuoco emotivamente come la mia generazione sia completamente persa tra crisi economiche, la sensazione di poter scegliere quel che fare della propria vita (invece del classico schema lavoro>matrimonio>figli) e la (benvenuta) disgregazione di quei valori tradizionali che rendevano tanto facile vivere senza farsi troppe domande. Siamo anagraficamente vecchi e siamo ancora tutti qui ad arrovellarci nell’incertezza come degli adolescenti malformati, paralizzati nel prendere scelte e decisioni in cui quelli prima di noi si infilavano incoscienti a vent’anni. O magari non è così ed è la mia parziale visione del mondo a farmi scrivere queste banalità. In ogni caso, tanto è bastato a farmi godere dell’ascolto di Creation Myth, un podcast che qualche anno fa avrei probabilmente evitato come la peste. Ma andiamo con ordine.
Creation Myth racconta le tribolazioni di Helena de Groot, un’autrice radio belga che a un certo punto della sua esistenza si imbarca in una seconda vita statunitense dal retrogusto di rom-com di fine anni novanta. Arrivata all’alba degli “anta”, De Groot lascia infatti il Belgio, la sua carriera nella radio pubblica e la sua vita a Bruxelles e si trasferisce per amore in California. Amore che la porta a mettere in discussione una delle certezze interiori che, dopo lungo pensare, credeva di essersi creata: lei non sarebbe mai stata madre.
Nel corso di otto puntate seguiamo De Groot mentre costruisce, disfa e poi ricostruisce nuovamente la sua vita da emigrante. La ascoltiamo arrabattarsi nella San Francisco degli start-upper, cercare connessioni con luoghi e persone, scoprire qual è il suo posto dall’altra parte dell’oceano. Il tutto mentre continua a chiedersi con martellante continuità da dove arrivi la mancanza di desiderio di maternità e cosa questo voglia dire di lei come persona. La storia personale di De Groot e le sue riflessioni sul tema si intrecciano, annodano e incasinano a vicenda, in un turbinio di racconti francamente assurdi, riflessioni neurotiche (parole sue, non mie) e generale senso di angst che noi anzianotti pensavamo tutti di esserci lasciati indietro negli anni dell’adolescenza.
È un podcast tutto storto, che mischia senza apparente (e soltanto apparente) struttura interviste, monologoni interiori e narrazione, restituendo in maniera molto intelligente l’idea della confusione, pratica e interiore, in cui De Groot si è trovata immersa una volta sbarcata negli Stati Uniti. Nel farlo si appoggia a un certo modo di raccontare americano, in cui tutto sembra destino e ci si sente molto vicini al narratore, mantenendo però un certo gusto europeo nel lasciar domande in sospeso e far si che l’ascoltatore sia libero di farsi la sua idea senza avere il fardello di facili risposte preconfezionate da scartare.
Sono davvero rari gli autori, di ogni tipo e genere, a cui mi sono sentito così vicino, pur senza condividere nessuna delle esperienze e riflessioni che mi presentano con il loro lavoro. Non vorrei esagerare sull’onda dell’entusiasmo, ma ascoltare Creation Myth mi ha fatto lo stesso effetto di quando ho letto Jack Frusciante è uscito dal gruppo la prima volta. Comunanza, disagio, comprensione. Forse sarà l’età. Forse è merito della psicoterapia. Di sicuro c’è che De Groot ha fatto proprio un lavorone.
🧁 Bonus: Creation Myth è stato uno dei podcast selezionati per il Tribeca dello scorso anno, uno dei festival di cui mi piace spulciare il catalogo per trovare lavori nuovi. Il programma di quest’anno sta uscendo alla spicciolata su Instagram (e per un pelo, non ci sono finito pure io, ma questa è un’altra storia).
Giacomo
⏭ Orecchie a 2x:
Nel mondo dei podcast accadono cose un po’ in continuazione e non sempre riusciamo, per motivi di spazio, tempo o (addirittura) linea editoriale, a segnalarvi tutto quello che vorremmo. Quindi eccovi un po’ di notizie fresche fresche in poche comode parole:
In questi giorni è nato Giardinetti, un parco giochi per l’audio breve in italiano. Messo in piedi da una collaborazione tra una ventina di produttori indipendenti, è il tentativo di creare uno spazio libero per giocare e sperimentare con l’audio al di fuori dalle logiche commerciali. È aperto a tuttə e il funzionamento è molto semplice: ogni due mesi viene lanciato uno spunto e si chiede al pubblico di realizzare un lavoro audio di al massimo cinque minuti sul tema. Tutti i lavori verranno pubblicati e ascoltati insieme. È un modo per produttori wannabe di mettersi alla prova, per chi già lavora nell’ambiente di provare cose nuove senza la pressione di mercato e numeri, per chi lo fa per giocare di avere dei compagnucci e parchetto dove ritrovarsi. Vogliategli bene.
Sempre per restare in tema di notizie sul formato breve, è notizia di questi giorni che l’anno prossimo torna Shortcuts, il podcast che raccoglie il meglio dei lavori sotto i dieci minuti da tutto il mondo. Qui la open call se vi interessa.
Bene, anche per oggi è tutto. Ora, srotolate i fili delle cuffiette e iniziate ad ascoltare! Sentiamoci su Instagram e se vi va, condividete questa newsletter con qualcuno che pensate possa apprezzarla.
Chiara & Giacomo


